Come affrontare la preadolescenza dei figli?

Non sono più bambini, ma non ancora adolescenti: la preadolescenza è quell’età indefinita che va dai 10 ai 14 anni (ma inizia anche prima) e che fa cambiare gli equilibri tra figli e genitori.

Di preadolescenza si parla poco e solo da qualche anno la Psicologia inizia ad approcciare a questo particolare momento della vita – che va dai 10 ai 14 anni circa – come campo di studio a sé.

Precedentemente, veniva considerata adolescenza in modo generico il periodo compreso tra i 10 ed i 19 anni di età (tuttavia la SIMA – Società Italiana di Medicina dell’Adolescenza identifica il limite a 21 anni). Oggi si tende invece a suddividere in modo più minuzioso le fasi della vita dei ragazzi, per comprendere a fondo le specifiche necessità legate alle diverse fasi della crescita.

Un preadolescente non è più un bambino (alcuni ragazzi entrano in questa fase ancor prima dei 10 anni), ma non è ancora un ragazzo.

Sforziamoci di ricordare la nostra preadolescenza

preadolescenza figli psicologia Madeleine H
Mettete le lancette del tempo indietro, esattamente alle scuole medie.
Non avevamo la minima idea di essere preadolescenti, ma quegli anni tremendi ce li ricordiamo benissimo. Il nostro corpo iniziava a cambiare, assumendo forme inaspettate e portando novità imbarazzanti (peli, brufoli, ciclo mestruale, erezioni inopportune…). Iniziavamo a sentirci attratti da qualcuno in un modo più che amichevole, trovandoci a confrontarci con le prime cotte e – naturalmente – con le prime delusioni.

Bene. Per capire come si sente un figlio in preadolescenza, dobbiamo ripartire da lì.

Immedesimarci nei figli ci offre immediatamente una panoramica sulla loro condizione, sul bisogno di percepire se stessi come “altri” rispetto alla propria famiglia, ora che non sono più bambini.

Da qui tutte le nostre paure: come faranno adesso che non saremo più sempre lì a proteggerli, ma dovranno farcela “da soli”? Certo, saremo sempre pronti a offrire supporto e comprensione, ma ora è il loro turno di rappresentare se stessi nel mondo.

In questo periodo della vita, la tecnologia entra a far parte della vita dei ragazzi, offrendo opportunità e rischi. I genitori, in collaborazione con la scuola e con gli altri familiari, devono essere aperti al dialogo e pronti a fornire chiare linee guida sull’uso degli smartphone, dei social e di tutto quel “materiale” con il quale potrebbero accidentalmente entrare in contatto.

Nessun terrorismo, ma chiare istruzioni e braccia aperte in caso di guai.

Parlare sempre, parlare di tutto

preadolescenza parlare con i figli Madeleine H
Non ci stanchiamo mai di ricordarvelo: parlate con i vostri figli di qualsiasi. Se non hanno facilità ad aprirsi con voi, aumentate le loro possibilità di trovarsi in luoghi in cui si parla, dalla scuola alla psicoterapia, passando per tutte le altre attività educative e sportive nelle loro corde. Se avete a che fare con un giovane introverso, spiegate serenamente che può tenere per sé il segreto della sua prima cotta, ma può e deve parlare di bullismo, di violenza o di altre questioni serie (se le provoca, le subisce o semplicemente vi assiste).

Evitate di creare – anche involontariamente – tabù su qualsiasi tema, comprese sessualità e pornografia. Se non vi sentite adatti a questo tipo di conversazione e rischiate di imbarazzarvi o ingarbugliarvi davanti ai vostri figli, questi percepiranno il vostro disagio. E non farete altro che ingigantire il problema. Piuttosto contattare un consultorio o un professionista, ma non nascondete la testa sotto la sabbia.

Leggi anche:
Come capire se tuo figlio è vittima di bullismo
Come capire se tuo figlio è un bullo
Tata Emma

Milanese Doc! La nostra Tata Emma è una psicologa esperta di bambini e non solo...

Ancora nessun commento

Rispondi

La tua email non sarà mostrata.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.