L’amore è cieco è il nuovo format targato Netflix dedicato all’amore condotto da Fabio Caressa e Benedetta Parodi. Ma davvero si può amare qualcuno che non si ha mai visto prima?
L’amore è cieco è un format fortissimo targato Netflix. Pensate che ci sono edizioni per tantissimi paesi nel mondo. La formula è semplice: 28 single intenzionati a trovare l’amore si conoscono solo parlando senza mai vedersi fino al momento della scelta e del viaggio d’amore, fino ad arrivare a sposarsi.
Come sempre quando parliamo di programmi televisivi, negli anni abbiamo parlato di Uomini e Donne, Grande Fratello, Amore a Prima Vista, Temptation Island e chi più ne ha più ne metta, andremo ad analizzare principalmente le dinamiche di coppia.
In particolare in questo articolo ci chiederemo una cosa: se davvero l’amore è cieco. Mi spiego meglio, se davvero ci si può innamorare e basare una storia senza aver visto prima una persona.
Sicuramente il contesto televisivo ha dato modo ai single di conoscersi in maniera diversa. Ma può funzionare sul serio?
Conoscersi senza vedersi…

L’amore è cieco, secondo noi non si basa su un’idea completamente inedita. Se ci pensiamo, un tempo ci si conosceva proprio così: attraverso lettere scritte a mano, parole sussurrate al telefono, racconti che costruivano lentamente l’immagine dell’altro senza averlo mai visto davvero.
Non c’erano foto in alta definizione, videochiamate o profili social da spulciare. C’era solo l’immaginazione, che riempiva i vuoti e dava forma a una persona basandosi esclusivamente su ciò che arrivava tramite la sua voce o la sua scrittura.
In questo senso, come dicevamo, il format “L’amore è cieco” non è così innovativo come sembra. Ripropone dinamiche che esistono da sempre, solo con un tocco di modernità.
Oggi queste relazioni “al buio” si sono trasferite online. Le conoscenze che iniziano dietro uno schermo hanno lo stesso problema di fondo: non conosciamo davvero l’altro, ma solo la versione curata, selezionata, spesso idealizzata che sceglie di mostrarci.
E non si tratta soltanto di aspetto fisico. Manca tutto ciò che costruisce una conoscenza reale: i gesti spontanei, il modo in cui parla con gli altri, le reazioni davanti alle difficoltà, perfino il suo umorismo naturale. Sono dettagli che nessuna chat e nessuna telefonata possono restituire.
Cosa può funzionare…

Certo, nel format l’amore è cieco, ci sono anche aspetti positivi. Per prima cosa chi partecipa a questi esperimenti – televisivi o digitali – lo fa con un’intenzione precisa: vuole trovare una persona.
E questo, nella vita di tutti i giorni, non è affatto scontato. Quante volte incontriamo qualcuno che dice di volere una storia, ma alla prova dei fatti non è pronto a costruire nulla? Ricordiamoci che desiderare una relazione ed essere in grado di viverla sono due cose profondamente diverse.
Secondo poi, se con qualcuno non si instaura nemmeno una banale conversazione – e nel programma abbiamo visto di persone che tra loro proprio non riuscivano a dirsi due parole in serenità per lo zero feeling – è giusto non proseguire.
In fondo è il metodo inverso rispetto a quello che succede nella vita di tutti i giorni, quando a farci fare la scrematura è l’aspetto fisco di una persona. Quante volte abbiamo scartato qualcuno perché non ci piaceva fisicamente, o perché non si vesta in linea con i nostri gusti o perché ha un odore sgradevole?
In conclusione scegliere qualcuno senza l’influenza dell’aspetto fisico può essere affascinante, quasi romantico. Ma una relazione stabile si fonda anche sull’attrazione, sulla quotidianità condivisa e su una conoscenza che va ben oltre le parole. Senza questi elementi, parliamo di semplice affinità. Non saprei dire se l’amore è cieco, ma di sicuro serve molto di più.

