La sindrome di Peter Pan, ovvero uomini che non vogliono crescere

Diventare adulti è un’enorme fregatura. Lo sapeva bene Peter Pan, il personaggio (simbolo dell’immaturità emotiva) creato da James Matthew Barrie. Che cos’è la sindrome di Peter Pan e che cosa significa innamorarsi di un eterno ragazzino?

Come sarebbe bello vivere senza responsabilità! Eppure, per definirci adulti dobbiamo farcene carico. Esistono tuttavia molte persone che la pensano come Peter Pan, ovvero gli uomini che non vogliono crescere.

La Sindrome di Peter Pan

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Questo nome ispirato al mondo delle favole indica l’immaturità emotiva tipica di alcune persone, in particolare degli uomini. Niente a che fare con il “bambino” interiore che abita in ciascuno di noi, territorio di stimoli e fantasie utili alla creatività, al gioco e alla spensieratezza.

Il “Peter Pan” non ha a che fare con la differenza di età, ma presenta un pattern di comportamenti infantili in età adulta, cerca di evitare le responsabilità personali e professionali, rifiutandosi di crescere. Gli individui affetti da questa sindrome sono adulti a tutti gli effetti, ma mostrano una mancanza di maturità emotiva, manifestata attraverso i più disparati comportamenti infantili.

Gli adulti con la Sindrome di Peter Pan dimostrano incapacità nel prendersi cura di sé, non sono disposti a imparare o migliorare e rimangono dipendenti dagli altri per le necessità quotidiane, anche quelle essenziali (come cucinare o fare una semplice lavatrice). Preferiscono che gli altri si occupino dei loro bisogni, proprio come fossero bambini.

Sono gli uomini che evitano di prendere decisioni importanti che potrebbero definire il loro futuro. Preferiscono delegare e, quando costretti a decidere, non si assumono alcuna responsabilità. Tendono a gestire male il denaro, spesso dilapidando risparmi e guadagni senza riuscire a mantenere un equilibrio finanziario.

L’immaturità emotiva nel rapporto con gli altri

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Quando si tratta di instaurare legami profondi, che siano amicizie o relazioni amorose, le persone che presentano immaturità emotiva mostrano una forte resistenza. Evitano di impegnarsi con gli altri, poiché ritengono che qualsiasi tipo di legame a lungo termine implichi responsabilità e “fatica”. Di conseguenza, le loro relazioni rimangono superficiali.

Questo tipo di comportamento può essere anche associato alla crisi di mezza età, un periodo in cui molte persone affrontano domande riguardo al significato della vita e alle proprie scelte. La Sindrome di Peter Pan può diventare così una forma di resistenza a crescere e ad affrontare le sfide dell’età adulta, in particolare tra i 40 e i 50 anni di età.

Immaginate cosa significhi gestire i conflitti quotidiani e le discussioni necessarie nelle relazioni adulte con qualcuno che presenta questi tratti? La reazione più classica è l’evitamento, con la deviazione sistematica di ogni possibilità di scontro.

Le cause profonde della Sindrome di Peter Pan

Come sempre, in gioco c’è l’ambiente familiare di provenienza. Spesso i Peter Pan hanno un genitore dominante che fa “coppia” con il figlio a discapito del rapporto con il partner, del quale ha scarsa considerazione.

Ciò è valido sia nella polarità “permissiva” che in quella “autoritaria” . In entrambi i casi il rischio è che venga soffocata l’autonomia emotiva, prerequisito della crescita. Rifiutarsi di diventare “grandi” è una forma di reazione alla spensieratezza negata nell’infanzia. Inoltre la dipendenza da una figura di riferimento funge da baluardo contro l’incombenza della frustrazione. Bisogno di legame e fuga dal legame si alternano costantemente in un’altalena di sentimenti.

Consigli utili

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L’immaturità emotiva è raramente percepita come causa di malessere per sé stessi. Se avete a che fare con un eterno Peter Pan, potete seguire questi consigli.

  • Non risolvete i suoi problemi, né svolgete i compiti che gli spettano.
  • Stabilite dei limiti, comunicando chiaramente i vostri bisogni.
  • Introducete gradualmente nelle conversazioni i concetti relativi alle responsabilità (familiari, relazionali, lavorative).
  • Mettete in evidenza il fatto che la sua sia una condotta problematica e che esiste la possibilità di farsi aiutare.

Se invece credete di essere voi stessi a lottare con una sindrome di Peter Pan che vi rende difficile avanzare nella vita, il consiglio è di chiedere aiuto a un professionista Psicologo. La terapia gioca un ruolo importante nell’uscire dalla propria zona di comfort, e abbandonare le vecchie convinzioni e i modelli comportamentali non funzionali.

Buona fortuna!

Eva Iori

evaiori@hotmail.it

Eva Iori, nata a Roma  è una psicologa appassionata del funzionamento della psiche che da sempre si è interessata alle problematiche femminili,  e "all'archeologia dell'anima"

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