Individuare un disturbo come lo spettro autistico non è semplice. Ma qual è il modo corretto di agire?
Ho paura che mio figlio sia autistico: cosa devo fare?
I disturbi dello spettro autistico (Autism Spectrum Disorder, ASD), sono attualmente considerati una condizione eterogenea e possono manifestarsi in modo diverso tra le persone. Per questo motivo non è raro che si utilizzi il termine spettro per indicare la varietà di manifestazioni e esperienze delle persone autistiche.
I primi segnali possono emergere nella prima infanzia e, per questo, quando si parla di autismo è molto importante rivolgersi alle persone giuste, senza perdere tempo. Infatti, alla domanda “ho paura che mio figlio sia autistico: cosa devo fare?” la risposta immediata e corretta è: parlare con il pediatra o con un’equipe medica specializzata.
Ancora più facile, è dire cosa non si debba fare: cercare su internet informazioni da fonti scarsamente attendibili, chiedere un parere a chi di autismo sa poco o niente, fidarsi di chi dice “non farti prendere dal panico, non c’è bisogno di parlarne con uno specialista”. In particolare, è bene scappare a chilometri di distanza da chi offre soluzioni “naturali” che non contemplino un appuntamento con uno specialista dell’età evolutiva.
Certo, farsi prendere dal panico non aiuta mai, in nessuna situazione (nemmeno nel caso di disturbi del linguaggio). È altresì importante, però, chiedere un consulto se qualcosa non ci torna. I medici e i ricercatori che si occupano di autismo, infatti, sono concordi nel dire che l’intervento precoce è fondamentale.
Ho paura che mio figlio sia autistico: i primi segnali

Quali sono i primi segnali di autismo nei bambini che possiamo osservare già nella prima infanzia? Ce ne sono diversi:
- Compromissione nell’area del linguaggio, sia nella produzione che nella comprensione;
- Difficoltà sociali e relazionali sia in famiglia che in ambienti esterni alla famiglia (a scuola, nell’interazione con altri bambini);
- Comportamenti rigidi e stereotipati;
- Difficoltà nella comunicazione non verbale, come ad esempio la difficoltà a comprendere le espressioni facciali, il tono di voce;
- Mancanza di contatto visivo e fisico;
- Difficoltà a esternare le emozioni e entrare in connessione con le emozioni altrui;
- Risposta anomala ad alcuni input ambientali, come ad esempio i rumori;
- Difficoltà a regolare i propri comportamenti;
- In alcuni casi (circa il 30% dei casi) è evidente anche una disabilità intellettiva.
L’importanza di monitorare i segnali

Molti di questi segnali sono osservabili anche nei bambini piccoli e, sicuramente, non passano inosservati ai genitori, che, però, possono trovare difficoltà a dar loro una spiegazione. Come sempre in questi casi il consiglio è quello di monitorare il comportamento di nostro figlio sia in famiglia e in presenza di persone conosciute che fuori.
Un occhio fondamentale può essere quello delle maestre, che osservano i bambini nell’interazione quotidiana con i coetanei e in contesti di apprendimento. In questi casi, infatti, è importante fidarsi del proprio istinto e non minimizzare qualora qualcosa non ci torna.
La ricerca sull’autismo negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e una cosa ribadita dagli specialisti è l’importanza non solo di una diagnosi precoce, ma anche di una presa in carico da parte di specialisti sia per quanto riguarda il bambino che i genitori, che possono avere bisogno di un supporto durante e dopo il percorso diagnostico. È un percorso lungo che non si deve – per fortuna – percorrere da soli: oltre agli specialisti, ci sono famiglie, associazioni, spazi di incontro dedicati alle persone autistiche e ai loro familiari. Chiedere aiuto e supporto è un bene per tutti, a partire da nostro figlio.
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