Se il bambino non vuole andare all’asilo

Come si fa a convincere un bambino ad andare alla scuola materna se urla e strepita e non vuole separarsi da voi? Vediamolo insieme!

Se il bambino non vuole andare all’asilo, è fondamentale non perdere la calma. Almeno voi!

Settembre è arrivato ed è tempo di ricominciare! Mentre noi adulti siamo alle prese con vestiti da sistemare e rientro al lavoro, anche i più piccoli hanno il loro bel da fare. Dopo mesi di vacanze e attività ricreative, infatti, anche per loro riaprono le porte della scuola!

C’è da specificare, innanzitutto, che negli ultimi vent’anni l’asilo ha assunto un ruolo tutto nuovo. Se inizialmente era una necessità per genitori che lavorano, oggi è considerato un percorso educativo caldamente consigliato per uno sviluppo sereno del bambino. È ampiamente dimostrato, infatti, che trascorrere del tempo con altri bambini abbia un effetto positivo anche fuori dal contesto scolastico.

Il percorso pre-scolare, inoltre, prepara gradualmente i bambini all’esperienza della scuola dell’obbligo. Come? Beh, offre una varietà di stimoli e opportunità che la famiglia da sola farebbe fatica a garantire. Alla scuola materna, infatti, i bambini hanno la possibilità di svolgere attività pensate per sostenere e incoraggiare lo sviluppo delle abilità cognitive e sociali.

Ora che abbiamo illustrato gli evidenti benefici, guardiamola con i loro occhi! Sì, perché per alcuni bambini andare all’asilo può essere molto faticoso e causare stress e sofferenza. In questo caso è molto importante capire cosa c’è che non va e intervenire tempestivamente, senza sottovalutare – e rischiare così di peggiorare – il malessere.

Se il bambino non vuole andare all’asilo: il malessere è normale?

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Ebbene, il tempo di adattamento è fisiologico, il malessere no. Soprattutto nella fase di inserimento può volerci tempo perché il bambino si adatti a un nuovo ambiente. In questa fase piangere o soffrire l’allontanamento dal genitore è normale.

Allo stesso modo, se il bambino sta vivendo dei cambiamenti nella sua vita familiare, le difficoltà e il rifiuto di andare all’asilo sono naturali.

Se però, dopo una fase di adattamento, il pianto e il malessere non si riducono fino a sparire (o comparire sporadicamente) è importante approfondire. Il primo passo è quello di confrontarsi con il bambino e le maestre. Se necessario, in un secondo momento, sarà utile consultare uno specialista.

Il confronto è importante: comunicate con vostro figlio

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Un errore ancora molto comune è quello di sottostimare le abilità comunicative di un bambino nella fascia 3-6 anni. Anche se piccoli, i bambini a quest’età sono invece in grado di esprimere il loro malessere e motivarlo! Bisogna, però, metterli nelle condizioni di farlo nel migliore dei modi.

Quando un bambino piange o rifiuta di andare all’asilo, ci sta dicendo qualcosa ed è importante capire in che contesto il malessere si sta sviluppando.

Innanzitutto considerate bene il contesto attorno a lui: ci sono stati cambiamenti importanti come l’arrivo di un fratellino? Avete traslocato? C’è stato un lutto?

Se non sono avvenuti cambiamenti improvvisi allora cercate di capire il motivo improvviso di questa fatica. Potete servirvi di domande serene e mirate. Ma attenzione: è importante accogliere e validare il malessere di vostro figlio. È fondamentale, infatti, non stigmatizzare e non sminuire la sua sofferenza.

Se il bambino non vuole andare all’asilo, cercate modalità di comunicazioni serene con la scuola

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Infine bisogna tener conto del ruolo della scuola. Quando un bambino è in difficoltà, in effetti, può essere istintivo cercare un confronto a muso duro con la scuola o con altri genitori.

Difficilmente, però, un approccio del genere è funzionale. Prima di tutto perché può portare le maestre a mettersi sulla difensiva. E non è questo che ci occorre. Il vostro obiettivo, invece, è ottenere un dialogo il più aperto e sereno possibile. Cercate di evitare un approccio accusatorio preferendo piuttosto un confronto costruttivo in cui sottolineate la vostra fiducia nella collaborazione scuola-famiglia.

Anche nei momenti difficili ricordate qual è l’obiettivo finale: capire cosa c’è che non va e risolvere il problema. Fidarsi delle maestre è fondamentale soprattutto nel gestire le (naturali) incomprensioni: fare squadra è fondamentale, cercate di rimarcarlo sempre.

Photo Credit: freepik.com

Tata Emma

Milanese Doc! La nostra Tata Emma è una psicologa esperta di bambini e non solo...

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