Valentina Catoni: speaker, tifosa e…

Vi raccontiamo la storia di una donna speciale, una di quelle che hanno saputo trasformare una passione nella loro carriera. Non solo… una donna che si è fatta valere in un mondo lavorativo molto maschile. Oggi conosciamo insieme Valentina Catoni!

Che emozione… nell’appuntamento con la rubrica Women Power di oggi: Valentina Catoni una donna molto ma molto speciale.

Quando, ormai quasi un anno fa, abbiamo iniziato a lavorare a questa rubrica, ci siamo dette che una Women Power è anche una donna che tra mille difficoltà riesce a trasformare una passione autentica in un’opportunità per la sua carriera. Se poi questa carriera è in un mondo molto – ma proprio molto – maschile abbiamo una Women Power al quadrato.

E osate immaginare a un mondo più maschile di quello del calcio?

Io no, per questo avevo proprio voglia di parlarvi di quanto sia complesso per una donna emergere in una situazione lavorativa tanto declinata al maschile. Se ci pensate sono maschi la maggior parte di chi lavora attorno al mondo del calcio ma anche e soprattutto i tifosi.

Ecco perché ci tengo tanto a farvi conoscere la storia di Valentina Catoni, una persona speciale che io seguo da tantissimi anni. Una donna che con garbo ed eleganza ma anche professionalità e competenza si è imposta nel mondo dell’etere delle radio romane dedicate al pallone. Da anni Valentina Catoni è una delle speaker più amate di Tele Radio Stereo, una radio che parla di Roma (ovviamente io non potevo raccontarvi di un’altra squadra) ed è amatissima da colleghi e dal suo pubblico. Ora basta spoiler e conosciamo insieme Valentina Catoni!

Scopriamo insieme chi è Valentina Catoni

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Ciao Valentina, per prima cosa raccontaci qualcosa di te. Come è nata la Valentina giornalista sportiva che da anni intrattiene i suoi ascoltatori dagli studi di Tele Radio Stereo, diventando una delle voci più amate dell’etere romano? Come hai scelto cosa fare da grande e come sei riuscita a trasformare una passione nella tua carriera?

Mamma mia, questa è una domanda che ne racchiude molte e importanti, cercherò di raccontarvi tutto al meglio senza dilungarmi troppo. La mia grande passione nasce durante il mio percorso universitario. Proprio l’ultimo anno di Scienze della Comunicazione, ho frequentato un corso della Regione Lazio sui vecchi e nuovi media.

Quando è toccato alla radio abbiamo trascorso una giornata a Radio inBlù, dove il responsabile Fabio Cruciani (ad oggi caro ascoltatore e persona a cui dovrò sempre un ‘grazie di cuore’!) ci ha ospitati e ci ha fatto capire meglio, teoricamente e praticamente, come funzionasse da dentro una radio.

Durante delle simulazioni di diretta e registrazioni pubblicitarie in me si è acceso qualcosa. Ho svolto la mia tesi di laurea sulla funzione curativa della radio, grazie alla gentilezza di una speaker eccezionale – Daniela Lami – che conduceva un programma fatto in parte dai bimbi ricoverati nel reparto di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Bambino Gesù.

Grazie e lei e a Fabio ho avuto modo di vivere un’esperienza unica dalla quale ho capito ciò che avrei voluto fare.

Di qui a farlo però ce ne vuole, perché io davvero non avevo idea di come poter praticamente realizzare il mio sogno. Finché un giorno non tanto lontano, dopo essermi laureata e mentre portavo avanti 2-3 lavori contemporaneamente, il caso (o il destino se preferite, fate voi) mi ha fatto incontrare l’editore della mia prima radio: Pino Castiello.

A lui devo la possibilità concreta di aver potuto provare a fare ciò che amavo. Persona di gran fiuto, molto alla mano e pronta all’azzardo, mi ha letteralmente buttato in diretta dopo neanche una settimana. Il ritmo ce l’hai nel sangue – mi disse – la voce è molto bella, se aggiusti un pochino la dizione non avrai rivali. Tu sei nata per fare la radio.

Beh, che dire, così ha avuto inizio la mia avventura, che è diventata la mia vita. A Radio Incontro, dapprima in un programma che si svolgeva il week end e dove prevalevano curiosità e leggerezza.

Poi ho iniziato a parlare della mia amata Roma quando Roberto Renga mi ha richiesta per il suo programma. Dopo una stagione mi sono spostata a Radio IES e l’estate successiva è arrivata la chiamata di TeleRadioStereo che, come sapete, è diventata la mia casa.

Parliamo di com’è lavorare in un team con due uomini…

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Ogni mattina trasmetti insieme a due maschi che potremmo definire alfa: Riccardo Cotumaccio e Alessio Nardo. Un terzetto che lavora insieme da diverso tempo ed è chiaro che siate molto affiatati ma anche che tu abbia un ruolo chiave all’interno del vostro gruppo. Un po’ li tieni buoni ma soprattutto ti diverti molto. Ti va di raccontarci come si costruisce un team di lavoro così bello e quanto incida sulla tua vita lavorare con il sorriso?

Con Ale e Ricc siamo alla quarta stagione insieme… mamma mia, dirlo ad alta voce ancora mi crea emozione e soprattutto mi stupisce. Eravamo tutti e tre convinti che ci avrebbero separati o cacciati molto presto (ride ndr). Questa unione non è stata una nostra intuizione, dobbiamo riconoscerne il merito al nostro editore che di concerto con il nostro direttore artistico Giuseppe Lomonaco, ha avuto l’idea di unirci e assegnarci lo spazio mattutino di apertura del palinsesto (spazio che io ho condotto nei miei due anni iniziali a TeleRadioStereo e che era rimasto nel mio cuore, al quale speravo fortemente di tornare).

Riccardo era arrivato da appena un paio di mesi e a malapena lo conoscevamo. Ale ed io, invece, lavoravamo già insieme da qualche anno – non nello stesso spazio durante la settimana ma spesso insieme durante i week end – e avevamo un ottimo feeling.

Abbiamo accolto questa novità con un po’ di sana titubante curiosità e ci siamo gettati in un’avventura che è diventata una realtà nel panorama radiofonico locale e che portiamo avanti ogni giorno con molto entusiasmo e più di un briciolo di follia, in maniera seria ma sempre dissacrante.

Loro sono due ragazzi completamente diversi. Entrambi pieni di talento e con una nota accesa di disordine. Questo ci porta a vivere un flusso di continuo caos fatto di allegria e leggerezza. Allo stesso tempo ci sono tanti contenuti che approfondiamo per nostri ascoltatori e con loro grande partecipazione.

Io sono quella che fa ordine!

Che poi è un po’ anche un gioco, perché spesso prima creo il caos e poi quando loro si accendono gli tiro bonariamente le orecchie. Ormai è una sorta di automatico sketch. Un ballo tra ruoli e caratteristiche.  Io sono la conduttrice, quindi è chiaro che se non tengo le redini salde rischiamo di galoppare troppo in vallate confuse. Sono, però, la prima a giocare e a credere che leggerezza e buonumore, ancora di più nello spazio che da inizio alla giornata di chi ci ascolta, sia fondamentale.

Per creare un gruppo di lavoro così bello è necessaria innanzitutto una buona dose di fortuna. Nel nostro lavoro la lunghezza d’onda tra le persone in studio è fondamentale per fare la differenza, come in un trio di attori o in una band musicale. E questa alchimia, che nel tempo va certamente curata e aiutata, o si ha o non si ha, di base bisogna trovarsi. E noi ci siamo trovati.

Per far si che un bel gruppo si mantenga nel tempo bisogna poi essere bravi e intelligenti. Come tutti, anche noi abbiamo i nostri momenti difficili. Momenti fatti di incomprensioni, pressioni o preoccupazioni derivanti dalle rispettive vite private, stanchezza… insomma difficoltà che appartengono a tutti. In questi momenti è necessario che chi è meno in difficoltà tenga botta, che chi ha più energia la utilizzi a beneficio degli altri.

Ed è altrettanto necessario parlare, sempre. Mandarsi a quel paese se capita, ma comunicare (esattamente come per l’amore ndr). E cercare di rinnovarsi e trovare continuamente nuovo entusiasmo. Solo così si puo’ andare avanti al meglio. Noi fino ad oggi ci siamo riusciti. Mi auguro con tutto il cuore che ci riusciremo ancora a lungo. Perché credo fortemente nei miei ragazzi e nella nostra unione. Credo nella ricchezza delle nostre differenze. E soprattutto questa nostra realtà rende speciale ogni mia giornata, e questo non ha prezzo.

Lavorare con il sorriso ogni giorno è una gioia che la maggior parte delle persone non conoscono. Un dono enorme che rispecchia uno dei miei obiettivi quotidiani da sempre. Ogni giorno mi alzo e scelgo coscientemente di continuare o meno a fare ciò che faccio, non vivo di inerzia, non è per me. Quando qualcosa non mi rende felice, non mi fa stare bene, cambio. E al momento voglio solo andare avanti, curiosa di vivere e scoprire cosa ci riserva il futuro. Questo credo dica tutto.

Parliamo con Valentina Catoni di donne e mondo del calcio!

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Abbiamo voluto iniziare raccontando del bel rapporto che tu hai con i tuoi colleghi maschi ma è indubbio che ogni giorno tu ti debba confrontare con un ambiente molto maschile. Se non erro sei l’unica presenza femminile quest’anno nella tua radio e anche nelle altre frequenze dedicate al calcio possiamo contare più o meno una donna ogni 4/5 uomini. Com’è lavorare in un contesto simile e soprattutto ti è mai capitato di vederti scavalcare da un maschio o semplicemente non essere percepita solo per la tua professionalità perché donna da colleghi, superiori o ascoltatori?

Non possiamo negare che il nostro sia un ambiente prettamente maschile. Ed è altrettanto innegabile che purtroppo – anche se ad alta voce si nega sempre – sia prettamente maschilista.

Io sono cresciuta con tanti amici maschi e ho sempre avuto con il sesso maschile un ottimo rapporto. Amo il fatto che uomini e donne siano diversi e non ho mai avuto smanie di eguagliare o superare nessuno, né tantomeno di dimostrare di valere a tutti i costi. Ritenendo da sempre che se vali gli altri se ne accorgono, punto.

A me e soltanto a me che ogni giorno do spiegazioni. Con me faccio autocritica e a me stessa pongo delle domande. Con gli altri cerco di stare al meglio, di essere collaborativa, mi piace fare gruppo, dare una mano se occorre. Sono fortemente convinta che se vince il gruppo vincono tutti.

Credo di essere una persona che pone le basi migliori per coabitare e collaborare al meglio, e forse proprio per questo mi sono sempre trovata bene in ogni ambiente. Il fatto che il mio sia un mondo molto maschile non mi ha mai creato problemi, se vogliamo è assolutamente normale essendo il pallone una delle più grandi passioni della maggior parte degli uomini al mondo da sempre.

Negli anni mi è capitato di essere sminuita o (si, a volte anche questo) offesa solo perché donna?

Si. Ma non me ne sono mai fatta un problema. Come dicevo prima, se vali la gente se ne accorge. Quindi nel corso del tempo chi ha avuto voglia di ascoltare se n’è accorto. Chi per litigare o scaricare frustrazione parte da casa, non mi sposta nulla.

A chi mi attacca gratuitamente rispondo con un sorriso.

E, se e quando è necessario, per le rime. Ma dormo serena perché sto a posto con me stessa, quindi va bene così. Fa parte del gioco. Per quanto riguarda i colleghi, non so se sono stata più brava o fortunata. Nel senso che se andiamo a fare una media delle tante persone con cui ho lavorato devo dire che siamo ad una percentuale di ‘inadeguatezza’ dell’1%.

Dico che sono stata probabilmente anche brava perché ritengo fortemente che siano fondamentali i segnali che mandi nella vita, e i miei sono sempre stati assolutamente professionali. Mi è capitato che un paio di ‘signori’ nel corso degli anni si siano arrogati il diritto di allargarsi troppo con una non adeguata pretesa di simpatia, ma gli è stato fatto gentilmente notare che non era il caso.

Non sono una che fa moine per timore reverenziale, o per paura di essere scavalcata o peggio di perdere il posto. Quali che siano le conseguenze resto fedele a me stessa. Di strade è pieno il mondo, se è il caso si cambia senza fare troppi drammi.

Cosa ne pensa Valentina delle ormai famigerate Barbie nel calcio…

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Negli scorsi giorni Paola Ferrari – volto storico del calcio targato Rai – si è scagliata duramente contro chi vorrebbe riportare il volto da Barbie nel calcio, di fatto non rappresentando la categoria di voi giornaliste sportive che dovreste essere valutate principalmente per la vostra bravura e non per l’aspetto fisico. Diciamo che, soprattutto le televisioni locali, sono piene di belle ragazze messe nelle trasmissioni di pallone… non ti chiediamo da che parte stai in questa polemica specifica ma ci piacerebbe capire come la pensi riguardo al ruolo che le donne dovrebbero avere nel mondo del calcio, specialmente in tv dove anche tu lavori come opinionista.

Ah, che bella domanda. Innanzi tutto ci tengo a sottolineare che essere bella, come non è un merito, non può mai essere una colpa. Né tantomeno un motivo per essere automaticamente giudicata inadeguata. Ci sono donne bellissime che sono anche ottime professioniste, il dramma è che spesso vengono notate solo perché avvenenti.  E che altrettanto spesso se non fossero tali non gli sarebbe dato un ruolo di spicco.

Premesso questo arriviamo al fatto acclarato: quello del ruolo della donna è un tema da secoli in ogni ambito della vita, troppo spesso sancito e condizionato da radicati costrutti mentali e sociali maschilisti, violenti, sottomissivi e gretti. E, cosa più grave, assolutamente vigenti ancora oggi.

Mi atterrò strettamente al tema della domanda, perché altrimenti ci sarebbe da scrivere più un libro, o da consigliarne ai più qualcuno fatto realmente bene. Il ruolo della donna nel mondo del giornalismo sportivo è in maniera più che evidente un ruolo ornamentale.

Quando sentiamo parlare gli uomini, nove su dieci (diciamo che ad uno diamo il beneficio del dubbio) ripetono gonfiando il petto quanto siano profondamente convinti che siano le donne il motore del mondo. Cazzate.

Siamo il motore del mondo perché lo mandiamo avanti nella realtà pratica.

Nel profondo, però, otto di quei nove uomini – che pure hanno bisogno di noi in maniera ancestrale e imprescindibile e che probabilmente ad un livello cosciente sono anche convinti di ciò che dicono e ne vanno fieri – non possono non mantenerci alla ‘giusta’ distanza. Perché noi donne da sempre – nell’immaginario sociale, religioso e politico – siamo la tentazione.

Rappresentiamo ciò che mette la maggior parte degli uomini di fronte alle proprie debolezze, e che pertanto li mette a rischio. Siamo oggetto di piacere, istinto malcelato dietro una presunta idea di desiderio, pulsione molto più elevata della quale la maggior parte delle persone non conoscono il reale significato. Per interagire con una donna fatta come si deve, ci vuole un uomo con una forte identità, un uomo saldo, un uomo pieno. In caso contrario non si regge il rapporto.

E parlo solo di rapporto umano eh, non mi spingo in quello sentimentale sennò torniamo alla collana di libri di cui sopra! Per questo – tornando alla domanda originaria – che si fa tanta scena riempiendo di donne i salotti sportivi in tv ma facendo accuratamente attenzione a non metterle in un ‘ruolo di potere’. Anche quando troviamo fior fiore di professioniste in conduzione, difficilmente abbiamo la percezione che siano centrali nel contenuto.

Io mi ritengo una donna molto obiettiva, non sono un’estremista e amo e rispetto l’uomo in maniera profonda, quindi lungi da me fare facili discorsi femminil-populisti. Sono la prima a rendermi conto del fatto che in ogni cosa che si fa ci vuole competenza, e a non fare la figa inoltrandomi in discorsi che non mi vedono assolutamente ferrata. Se c’è un’analisi tattica da fare mi affido alla competenza di Alessio, se dobbiamo analizzare un film l’intenditore è senz’altro Riccardo. Ritengo, però, in maniera equilibrata e cosciente, di poter dire la mia su tutto. E questo:

  • A) perché ne ho pieno diritto come tutti.
  • B) perché sono un’ottima osservatrice e col giusto metro non c’è argomento che io non possa trattare essendo assolutamente credibile.

In questo senso credo stia anche alle donne uscire dal ruolo di Barbie di cui parla Paola Ferrari. Esprimendo le proprie opinioni senza esagerare pensando di dover dimostrare qualcosa, parlando in serenità se consapevoli di sé stesse e di ciò che si sta dicendo. E scegliendo di non sottostare al cliché della bambolina scosciata che sorride e basta. Non c’è nulla di male nel mettere in risalto la propria immagine, ma per guadagnarsi stima e considerazione bisogna mostrare anche altro.

Concludiamo conoscendo qualcosa di più su Valentina

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A proposito di donne ce ne è una che definiresti il tuo modello? Non necessariamente che faccia il tuo stesso lavoro ma una donna che per te è motivo di ispirazione e perché?

La mia terapeuta: Anna Esposito. Che non è una donna famosa, ed è un peccato! Sarebbe davvero d’ispirazione per molte più persone di quelle alle quali già ha totalmente cambiato la vita in meglio riuscendo ‘semplicemente’ a ridare loro la fiducia, la speranza, la certezza del poter scoprire realmente se stessi e disegnare la propria vita.

E la mia migliore amica, Eleonora, che è una delle donne che stimo di più al mondo. Vera, fragile ma fortissima, emotiva ma lucida, sincera, pulita, presente sempre.

E con la nostra consueta domanda…

Max-Tonetto-Simone-Perrotta
Valentina Catoni, ringraziandoti per la tua gentilezza e per la tua disponibilità chiudiamo con la nostra classica domanda. Quali sono i tuoi progetti per il futuro e cosa ti piacerebbe realizzare nei prossimi anni?

Questa domanda mi piace sempre un sacco perché anche se assolutamente effimera per una come me che vive alla giornata e che ogni mattina si alza e conferma o cambia, che decide il suo percorso passo passo, è sempre suggestiva.

Il mio obiettivo principale è vivere meglio che posso. Perché di vita questa abbiamo e dobbiamo cercare di starci bene dentro. Come canta Eminem One shot, One opportunity! Ma, ad oggi, vi dico che ho intenzione di continuare a svegliarvi ogni mattina in compagnia di quei due adorabili pazzi pezzi di cuore finché ciò che facciamo troverà la nostra soddisfazione e il vostro divertimento.

Che amo vivere il mondo dello sport da sempre, che al momento oltre a fare radio collaboro con il circolo dove gioco a padel (il Padel Colli Portuensi a Monteverde) e mi piace l’idea di continuare a respirare quest’aria, di partecipare allo sviluppo e alla crescita del settore sportivo agendo e vivendolo da dentro, perché è una vita sana e bella.

Che ho intenzione di continuare a crescere e ad arricchirmi facendo ricerca, continuando a lavorare su me stessa e approfondendo quella che ritengo sia l’unica teoria che fa luce sulla vita dell’uomo in maniera sana, che è quella di Massimo Fagioli. E che se devo andare un po’ più in la con lo sguardo mi vedo al mare, elemento che amo e dove mi sento in pace, a leggere e scrivere cose su una terrazza, guardando un orizzonte che mi ispira, mi placa e mi accende insieme.

E mi vedo innamorata, sempre.

Ringraziamo davvero tanto Valentina per il tempo, l’attenzione e la gentilezza che ci ha saputo regalare e per aver risposto alle nostre domande. Vi consigliamo di seguire anche voi la nostra Valentina Catoni sul suo profilo Instagram e ovviamente in radio!

Madeleine

Madeleine H., nata a Roma nel 1982, vive con il marito e la figlia Penelope a Napoli. È autrice di due manuali di consigli d'amore - Il Metodo e Sos Ex - e di diversi romanzi Chick Lit.

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