Non è vero… ma ci credo, solo per voi un piccolo estratto.

Ci siamo… il grande giorno è arrivato, da oggi cliccando QUI potete scaricare la vostra copia di Non è vero… ma ci credo, il mio ultimo romanzo. Potrei raccontarvi mille cose su Chicca e Gianluca, e sulla loro storia d’amore, credo, però, che leggere un piccolo estratto del libro sia molto più efficace per farvi comprendere lo spirito di questo libro.

Spero che vi piaccia…

Io ho un rapporto pessimo con la palestra. Vabbè, ho un rapporto pessimo con tutto o quasi, per cui non credo che la palestra incida più di tanto sulla media. Vicino allo studio c’è una palestra, ogni settembre vado, pago l’iscrizione annuale, poi ogni volta che per qualche motivo mi sento frustrata, insofferente o ho esagerato col cibo, entro, mi metto sul tapis roulant per due ore e poi me ne torno a lavoro o a casa.
Non parlo con nessuno e non voglio che nessuno parli con me.
Tutte le volte che c’è un istruttore nuovo, questo poverino viene verso di me e prova a farmi la scheda o a convincermi a seguire i corsi di pilates. Io puntualmente li incenerisco con lo sguardo e vado verso il tapis roulant.
Mi odiano tutti ed io me ne frego.
Se non avessi la fobia di dormire da sola, potrei mettere il tapis roulant nell’altra stanza e tanti saluti a tutti, ma sono una nevrotica e mi tocca venire in palestra.
Sono tre notti che non chiudo occhio e spero che bruciare un milione di calorie correndo mi aiuterà a prendere sonno almeno stanotte.
Entro nello spogliatoio, m’infilo pantaloncini, canotta, scarpe da ginnastica e cuffiette. Una volta pronta, vado verso la mia meta. Sono le sei e mezzo. Due ore qua sopra e finalmente stanotte dormirò. Non posso permettermi un’altra notte passata a guardare il soffitto, se continuo così mi licenzieranno.
Ho assoluto bisogno di dormire per lavorare bene.
«Lo so, non ti chiederò di fare la scheda stavolta.»
Guardo malissimo l’istruttore, che prova a essere simpatico con me, ma con scarsi risultati. «Perché tanto non la farò nemmeno stavolta.»
Salgo sul tapis roulant, accendo la musica, inserisco la velocità, chiudo gli occhi e inizio a correre e a isolarmi dal mondo.
Così non mi accorgo di nulla e, quando riapro gli occhi per recuperare il mio asciugamano e togliermi il sudore dalla faccia, quasi mi viene un infarto. Appoggiato tranquillo e sorridente allo specchio di fronte a me, c’è Gianluca.
Sono talmente scioccata nel vederlo là, che involontariamente rallento la corsa. Solo che il tapis roulant continua ad andare per i fatti suoi. Manco un passo, poi un altro. Capisco che sto per cadere, per cui provo ad attaccarmi al mancorrente e faccio peggio. Niente può sottrarmi da una rovinosa caduta, per cui dopo due secondi d’inutili tentativi di restare in piedi, mi lascio andare e finisco con il sedere per terra e l’autostima sotto i piedi.
«Chicca, tutto bene? Non volevo spaventarti, scusa».
Apro lentamente gli occhi sperando di essere a casa mia nel mio lettino e che questo sia solo un brutto incubo. Invece, vengo accecata dai neon della palestra e sento il profumo di Gianluca invadermi le narici.
Cazzo!
Ma si può essere più cretine di me?
«Non lo so se sto bene…»
Sento le braccia forti di Gianluca prendermi di peso e rimettermi in piedi. Nel frattempo, con la coda dell’occhio, vedo l’istruttore della palestra spegnere il tapis roulant e ridere sotto i baffi. Io gli scocco un’occhiataccia e lui si allontana con la coda tra le gambe. Avrò perso la dignità, ma non il mio sguardo inceneritore.
«Ti fa male da qualche parte?»
Sì, l’orgoglio, è a pezzi.
«Il ginocchio…»
«Vieni, sediamoci un attimo così gli do un’occhiata».
Arriviamo a un tavolino e Gianluca mi alza la gamba mettendola sulle sue. Se in questo momento di fronte a me ci fosse chiunque altro, non ci troverei niente di male e, invece, con lui di mezzo, tutto sa di sesso. Lui guarda attento il mio ginocchio, lo muove un po’ e poi mi sorride, anzi si mette proprio a ridere ed io con lui. Secondo me, vista da fuori, la mia caduta doveva essere proprio comica.
«Non sembra esserci niente di rotto. Solo una piccola escoriazione. Un po’ di disinfettante, un impacco col ghiaccio, una notte di riposo e sei come nuova.»
«Speriamo, domani ho udienza alle nove e l’ultima cosa di cui ho bisogno ora è un ginocchio rotto».
«Dai, che non è niente. Piuttosto che ci fai qui? Non ti ho mai visto in palestra…»
«Diciamo che non vengo spesso.»
Poi rimaniamo in uno strano silenzio imbarazzato. Entrambi guardiamo per terra. Io cerco di ignorare tutti i dolori sparsi per il corpo. Domani sarò tutta piena di lividi, me lo sento.
«Che fai stasera?»
«Gianluca…»
Lo ammonisco severa.
«Ehi, stai calma, non ho nessuna intenzione losca. Giuro! Ho mandato in pensione il Lupo Cattivo!»
Alza le mani per sottolineare la sua innocenza, ma i suoi occhi dicono tutt’altro.
«È che non ti ho ancora ringraziato per avermi tenuto Michela l’altra settimana. Mi piacerebbe sdebitarmi portandoti a cena stasera, tutto qui.»
«Mi spiace, ma come ti dicevo prima, domani mi devo svegliare all’alba. Ho udienza prestissimo e prima vorrei depositare alcune memorie per altri ricorsi. Ora me ne torno a casa, mi mangio una cosa al volo, mi rivedo dei documenti e filo dritta a letto.»
«Allora ci vediamo sabato a pranzo, e non accetterò un no come risposta.»
Io lo guardo esasperata, ma lui non vuole sentire ragioni. Si alza, mi dà un leggero bacio sulla guancia e mi sussurra che mi passerà a prendere sabato a mezzogiorno e se ne va, lasciandomi sola, con il suo odore e un numero imprecisato di lividi.

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Madeleine

Madeleine H., nata a Roma nel 1982, vive con il marito e la figlia Penelope a Napoli. È autrice di due manuali di consigli d'amore - Il Metodo e Sos Ex - e di diversi romanzi Chick Lit.

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