Le preoccupazioni verso i figli possono essere tante e diverse: una di queste riguarda i disturbi del linguaggio. Ecco come comportarsi
“Quando mi devo preoccupare se mio figlio non parla” è una delle frasi più cercate su Google e l’incipit di una delle domande che i pediatri si sentono rivolgere più spesso, in studio e sui social.
Questa cosa non ci stupisce: parlare è una tappa dello sviluppo che consideriamo fondamentale e alla base dell’interazione umana. I primi tempi con un neonato, infatti, non è raro che le mamme e i papà fantastichino su un – relativamente – prossimo futuro in cui il pargolo sarà in grado di esprimere chiaramente i propri bisogni.
Inoltre i social hanno aumentato la consapevolezza su tanti argomenti, fra cui lo sviluppo e le tappe di sviluppo dei bambini dei primi anni di vita.
Da una parte, la consapevolezza è da considerarsi positiva: i neo-genitori sono più coinvolti e disposti a mettere in discussione vecchi schemi educativi. Inoltre, la divulgazione delle informazioni sulla prima infanzia ha permesso anche di abbattere alcuni stereotipi di genere relativi sia alla genitorialità che all’infanzia.
Dall’altra parte, però, il numero di informazioni con cui vengono bombardati i neo-genitori può causare un fortissimo stress e un senso di smarrimento. Specialmente sui social, vengono utilizzati toni assolutistici e allarmistici che portano le persone a paragonare continuamente l’esperienza della propria famiglia con quella degli altri.
Quando mi devo preoccupare se mio figlio non parla: linee guida

Quando ci sembra che qualcosa “non torni” è bene prima di tutto fare un bel respiro e prendersi qualche settimana, per osservare nostro figlio. Per far fronte alla disinformazione, i pediatri ci forniscono alcune linee guida per osservare i comportamenti di nostro figlio:
- Intorno ai 12 mesi, il bambino ha acquisito la lallazione semplice e variata, sa imitare i suoni e usa le parole “mamma” e “papà”;
- Intorno ai 18 mesi, il bambino dice 3/5 parole e ne sa usare/comprende circa 15/20.
- Intorno ai 2 anni, il bambino usa almeno 50 parole e ne impara circa una nuova a settimana. Riesce a fare composizioni di parole e brevi domande ed è solitamente in grado di indicare almeno 3 parti del corpo.
Se nostro figlio non rispetta le tempistiche attese non dobbiamo farci prendere dal panico! Parlare in ritardo è piuttosto comune: gli studi indicano un range che va dal 13% al 20%. E la metà dei bambini supera le difficoltà senza l’intervento di un professionista.
Come riconoscere i segnali precoci

Pur senza panico, prestare attenzione a queste indicazioni aiuta i neo-genitori a osservare con maggior metodo e attenzione le tappe di sviluppo del proprio bambino. Se sappiamo cosa osservare, saremo in grado di riconoscere i segnali precoci. Qualora ci accorgessimo di qualche ritardo nelle tappe di sviluppo, è fondamentale condividere i nostri dubbi con il pediatra per capire se e come intervenire.
L’intervento precoce è spesso, infatti, un sollievo per il bambino che può trovarsi a sperimentare una frustrazione importante dovuta alla sensazione di non essere compreso dalle persone intorno a lui.
Questo vale anche per quelle situazioni in cui nostro figlio parla perfettamente a casa, ma non riesce a interagire con gli altri in situazioni specifiche, per esempio a scuola o in compagnia di estranei. In questo caso è importante non stigmatizzare il suo comportamento, ma accompagnarlo con l’aiuto di professionisti per capire se c’è qualche difficoltà sul versante emotivo e psicologico.
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