Ritardo nel linguaggio: come e quando intervenire

Non esiste il “momento giusto”. Ogni bambino ha i propri tempi. Ma quando e come intervenire se notiamo segnali di ritardo nello sviluppo del linguaggio dei bambini?

Cosa si intende per “ritardo nel linguaggio”? Alcuni bambini impiegano più tempo di altri per iniziare a parlare. È una cosa del tutto normale. Eppure, come genitori, ci scopriamo a monitorare la comparsa delle prime parole di nostro figlio con pressione e preoccupazione, paragonando i suoi traguardi a quelli degli altri. Le prime parole compaiono fra i 12 e i 20 mesi e già questo range di tempo dovrebbe farci riflettere sulla grande variabilità di comportamenti e espressioni infantili. Dopo i 20 mesi, però, è comprensibile che i genitori mostrino qualche preoccupazione in più davanti a una comunicazione che sembra troppo povera.

Ritardo nel linguaggio: quando preoccuparsi?

logopedista bambini che non parlano Madeleine H
Come prima cosa è importante ribadire che i professionisti e la letteratura specialistica sono concordi nell’affermare che la maggioranza dei bambini con un ritardo nel linguaggio a 2 anni, raggiungerà i coetanei semplicemente più tardi, intorno ai 3-4 anni. La definizione di parlatore tardivo non è quindi da considerarsi una patologia in sé né un indicatore dello sviluppo certo di una patologia dell’apprendimento in futuro. Se, però, nostro figlio di 3 anni parla poco o male è bene pensare di rivolgersi a un logopedista professionista per un intervento mirato. Come spesso accade, infatti, attendere che le cose si risolvano in autonomia non è una buona strategia.

La valutazione delle difficoltà nel linguaggio non si concentra soltanto il numero di parole che un bambino è in grado di imparare e pronunciare con intenzione, ma di tutte quelle abilità che permettono una buona comunicazione. Vengono infatti considerati sintomi da non sottovalutare anche: la difficoltà ad apprendere parole nuove, una difficoltà globale di comprensione e le abilità nel conversare in un contesto sociale con altri bambini o adulti. L’intervento di un professionista – o di un’equipe di professionisti – è utile per capire prima di tutto le cause sottostanti al ritardo nel linguaggio. Capita di sentire mamme definire i figli “pigri”, ma è un luogo comune errato. Se un bambino fatica a parlare non è certo per pigrizia, ma è una spia di una difficoltà e sta agli adulti e ai professionisti formulare una diagnosi chiara. Solo quando è stato identificato chiaramente il problema è possibile strutturare un piano terapeutico che possa essere d’aiuto, anche nel contesto scolastico.

Come creare un “ambiente di apprendimento”

linguaggio bambini consigli mamma Madeleine H
È importante, inoltre, ricordare quello che noi genitori possiamo fare per creare un miglior ambiente di apprendimento e sviluppo del linguaggio. Prima di tutto una cosa che abbiamo ripetuto più volte: ridurre l’esposizione agli schermi. Anche il cartone animato migliore dal punto di vista pedagogico non crea un reale contesto comunicativo. Leggere insieme, invece, può essere di grande aiuto, oltre a creare uno spazio comunicativo dove il bambino possa esprimersi in uno scambio con l’adulto o con gli altri bambini, a scuola o in famiglia. In generale, è molto utile creare delle occasioni di interazioni che siano il più naturali possibili, quindi attraverso il gioco o le attività quotidiane. Attenzione però: la parola d’ordine è “pazienza”! È fondamentale lasciare al bambino il tempo di rispondere controllando il desiderio di prendere la parola al posto suo.

Tata Emma

Milanese Doc! La nostra Tata Emma è una psicologa esperta di bambini e non solo...

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