La guerra contro se stessi: autolesionismo e disturbi alimentari

Esistono persone capaci di muovere una guerra contro se stesse. E i motivi del conflitto non risiedono solo nel mondo interiore, ma anche in quello relazionale, perché spesso ci si fa del male per mandare un messaggio agli altri. Parliamo di autolesionismo e disturbi alimentari, solo per esempio.

Le esperienze traumatiche, specialmente quelle infantili, hanno un ruolo di rilievo sia nell’insorgenza dei disturbi alimentari che nell’autolesionismo. Vale a dire che un ragazzo che si taglia le braccia e una ragazza anoressica, in molti casi, hanno un vissuto simile.

Ma perché alcuni combattono “guerre” interiori, che si manifestano esteriormente, come l’autolesionismo o i disturbi alimentari? In assenza di altre patologie correlate, come il Disturbo di Personalità Borderline o la depressione, può

Facciamo un passo indietro. Il nostro caro vecchio amico John Bowlby, spiegò che l’attaccamento, quel legame emotivo che i neonati sviluppano con chi si prende cura di loro, definisce le nostre relazioni future. Il modo in cui i bambini vengono accuditi (solo per es., madre disponibile VS madre distante) determina la formazione di “modelli operativi” che guidano il funzionamento psicosociale una volta adulti, per tutta la vita. I bambini “poco amati” o “amati male”* portano con sé traumi e ferite che si traducono in infiniti modi di autosabotarsi, svalutarsi, non volersi bene.

(*NdR: Non sono questi i termini esatti usati dagli psicologi. MadeleineH.it è un punto di riferimento per chi cerca soluzioni ai problemi d’amore, rivolto a tutt* e comprensibile a tutt*. Per questo tendiamo sempre a semplificare le cose.)

Il ruolo dei traumi infantili nell’insorgenza dei disturbi alimentari

disturbi alimentari ragazza adolescente Madeleine H
Le esperienze traumatiche giocano un ruolo di rilievo nell’insorgenza dei disturbi alimentari e nei comportamenti autolesionistici in generale. Simili scenari emergono spesso in nuclei familiari instabili, all’interno dei quali possono aver avuto luogo abusi infantili (di tipo fisico, sessuale ed emotivo), oltre che trascuratezza emotiva e fisica.

Queste persone hanno difficoltà a relazionarsi e “muoversi” nella società, manifestano reazioni eccessive agli stimoli, rispondono in modo difensivo anche in assenza di rischio effettivo e hanno una diminuita capacità di esternazione dei loro stati d’animo. In questi contesti trovano terreno fertile i disturbi del comportamento alimentare e, più in generale, l’autolesionismo.

La guerra contro se stessi

guerra contro se stessi psicologia
A causa dei sintomi dissociativi che si porta dietro l’esperienza traumatica, nasce il bisogno di auto-regolarsi emotivamente mettendo in atto comportamenti patologici (della condotta alimentare, o procurandosi auto-danno intenzionale) come forma di “sedazione” del proprio stato. Tagliarsi è la forma più comune, ma anche graffi, bruciature, strapparsi i capelli, o consumare sostanze / oggetti nocivi sono modi diffusi di farsi del male. Per quanto riguarda i disturbi alimentari, i comportamenti autolesionisti si traducono in vomito autoindotto, abuso di lassativi o diuretici, esercizio fisico estenuante, restrizioni a seguito di alimentazione incontrollata o nel consumo smodato di cibo fino a provare fastidio o dolore.

I disturbi alimentari e i comportamenti autolesionistici rispondono a uno scopo specifico per chi vive una guerra interiore. Ci si infligge dolore fisico per distrarsi o intorpidire il profondo dolore emotivo che si prova. Alcuni sentono il bisogno di punirsi in risposta a sentimenti di colpa o di vergogna.

Insieme ai problemi di controllo delle emozioni, chi soffre di disturbi alimentari e autolesionismo tendenzialmente non è soddisfatto del proprio corpo. Ha bassa autostima, si sente vuoto e soffre di distorsioni cognitive oppure è estremamente autocritico.

Quando ci si sente delusi, spenti, morti dentro, l’autolesionismo risveglia il corpo e la mente. La “pratica dolorosa” diventa vitale per la persona, il suo porto sicuro, la sua coperta di Linus. Il vero problema per coloro che si autoprocurano danni, è che tali comportamenti calmano il dolore solo per un po’. Finito l’effetto, lo stress si ripresenta e torna la voglia di autolesionismo. Proprio come una droga.

Perché farsi del male?

autolesionismo madeleine h
Come precedentemente affermato, le persone affette da disturbi alimentari e autolesionismo tendono a mostrare un’incapacità di esprimere a parole ed elaborare le emozioni, portandole ad utilizzare il proprio corpo come forma di espressione. L’autolesionismo non è un disturbo mentale, ma un problema di regolazione emotiva.

La regolazione emotiva indica la capacità di una persona di rendersi conto di avere un’esperienza emotiva, nominarla e comprenderla, esprimerla agli altri in modo adeguato e saperla gestire in modo tale che non divenga soverchiante. Non è scontato, sempre per esempio, che una persona abbia gli strumenti per riconoscere di essere arrabbiata, capire di aver bisogno di 10 minuti per sbollentire e poi sedersi nuovamente a risolvere il problema, che in fin dei conti… tanto grande non è.

Alcune persone si fanno del male perché il loro “sistema di regolazione emotiva” non funziona, rendendo il volume del dolore INSOPPORTABILE.

A tutto c’è una soluzione. Chiedi aiuto!

bulimia anoressia psicologia madeleine h
Se ti riconosci in questo articolo, è importante che tu ti dia da fare per trovare altri modi di affrontare il dolore.

La terapia psicologica è un valido aiuto, perché può aiutarti a capire come auto-regolarti emotivamente senza bisogno di farti del male.

Eva Iori

evaiori@hotmail.it

Eva Iori, nata a Roma  è una psicologa appassionata del funzionamento della psiche che da sempre si è interessata alle problematiche femminili,  e "all'archeologia dell'anima"

Ancora nessun commento

Rispondi

La tua email non sarà mostrata.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.