I figli quando il matrimonio finisce..

I figli quando il matrimonio – o semplicemente l’amore – finisce che fanno? Come ci si deve comportare? Cosa è il meglio per loro?

I figli quando il matrimonio finisce che fine fanno? Come ci si deve comportare? Cosa è il meglio per loro? Ne abbiamo parlato con la psicologa – specializzata in infanzia – Eugenia Giovanna Campanella (n. iscrizione all’albo degli Piscologi della Lombardia n. 21398).

Cerchiamo di capire insieme se è giusto rimanere insieme solo per i figli e come affrontare la separazione, quando ci sono di mezzo dei bambini.

I dati sulle separazioni ci obbligano a una riflessione importante.

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Che “l’amore è eterno finché è dura” sembrano ricordarcelo i dati significativi dell’Istat: dal 1991 i divorziati sono quadruplicati, specialmente nella fascia di età 55-64 anni.

Sebbene la separazione di una coppia con figli sia un evento sempre più comune, per la coppia arrivare alla decisione di separarsi può essere complesso. Sono, infatti, molti i cambiamenti, economici e logistici, a cui si può andare incontro.

Cosa succede ai figli quando il matrimonio finisce?

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Cosa succede ai figli quando il matrimonio finisce? La prima preoccupazione è, spesso, il benessere e la serenità dei figli, soprattutto se minori. Non è, infatti, infrequente sentire le coppie affermare di non voler separarsi solo per il bene dei figli, o sostenere di essere in attesa che i figli crescano.

La convinzione che una separazione possa incidere sul benessere dei bambini è fortemente radicata in un paese come l’Italia dove il divorzio, seppure in aumento, rimane ancora oggi un argomento di cui è difficile parlare. A differenza delle credenze comuni, più di 30 anni di ricerche hanno dimostrato che i bambini figli di divorziati non sono più a rischio di sviluppare problematiche, mentre lo sono i bambini esposti a un’alta conflittualità fra figure genitoriali (Smith e Graham,1988; Jenkins e Smith,1990; Elliot e Richards,1992; Emery e Forehand,1994; Amato e Rezza, 1994; Cummings e Davis, 2012).

Attenzione allo stress che può creare lasciare i bambini in una situazione conflittuale.

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“Non ci separiamo solo per te” è un’affermazione che carica il bambino di un enorme stress e una grande responsabilità, soprattutto se pronunciata in una situazione di litigi continui che più a lungo si protrae più espone i figli al rischio di sviluppare problematiche psicologiche e comportamentali.

La separazione o il divorzio rimane, sicuramente, un evento di cambiamento che un bambino si trova ad affrontare, ma ciò che risulta fondamentale è ridurre il conflitto e aumentare la comunicazione per aiutare il bambino in questa delicata fase di adattamento alle novità.

Come si affronta la separazione dei genitori?

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Parlando di figli quando il matrimonio finisce bisognerebbe sempre tenere a mente alcune cose. Sebbene, infatti, ci si separi come coppia, non si smette mai di essere genitori. Molto importante è stabilire una nuova modalità relazione che permetta di svolgere il ruolo genitoriale al meglio.

Bisogna ridurre le discussioni e i litigi in favore di una maggiore armonia e coesione nel portare avanti i compiti educativi e affettivi. Questo passaggio può comportare fatica e difficoltà da parte dei genitori e può essere di grande aiuto rivolgersi a dei professionisti che possano aiutare a ridefinire i ruoli e sostenere mamma e papà (o mamma e mamma e papà e papà) nella fase iniziale della separazione.

A chi si può chiedere aiuto.

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Sul territorio italiano sono molte le associazioni e le strutture che offrono servizi di mediazione familiare e supporto psicologico per le famiglie che stanno affrontando una separazione e riconoscere tempestivamente di avere bisogno di un aiuto può veramente fare la differenza per i bambini coinvolti.

La comunicazione tra genitori e figli e fra i genitori stessi è fondamentale ed è altresì necessario che, in caso di conflitto, si trovi un equilibrio il prima possibile.

Eugenia Giovanna Campanella

Eugenia è di Milano classe 1992. Sin da piccola Eugenia voleva fare la paleontologa, ma ha fatto la psicologa infantile per collaudare giochi per bambini. Di lei dice: "Parlo così tanto che ho pensato bene di specializzarmi in psicologia del linguaggio."

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