Il gentle parenting è diventato ormai una tendenza sui social media: ma di cosa si tratta e come funziona?
Il gentle parenting, ossia come educare i figli senza urlare.
Da qualche anno si parla molto di gentle parenting, ossia una forma di educazione e genitorialità che rifiuta punizioni e urla e cerca di concentrarsi sullo sviluppo dell’empatia e del rispetto attraverso dialogo e comprensione dei comportamenti e dei limiti, propri e altrui.
Sono moltissimi i contenuti social a riguardo e altrettante le critiche, che non mancano mai quando si parla di genitorialità ed educazione. Alcune critiche sono mosse in modo – come spesso succede – gratuito e non costruttivo, altre, invece, sono più pertinenti.
La paura più grande è che un’educazione “gentile” non insegni ai bambini a rispettare le regole e il prossimo. La critica che viene mossa più spesso è, infatti, relativa alla mancanza di regole e di no, specialmente quando si tratta di bambini molto piccoli. Come si fa a spiegare loro che un comportamento è sbagliato? Non si rischia di sopravvalutare le capacità di comprensione dei bambini?
La generazione dei nostri genitori mette il carico da novanta e ci tiene a ricordare che alla fine “non è mai morto nessuno per uno scappellotto”. L’educazione gentile appare, quindi, insostenibile e poco adatta ai tanti stimoli della vita contemporanea. Ma è davvero così?
Come educare i figli senza urlare
Innanzitutto è importante ricordare che aderire a un sistema educativo critico rispetto al classico metodo “punizione-premio” – quello con cui sono cresciuti la maggioranza dei millenials – non significa trasformarsi improvvisamente in un mostro di pazienza. Né vi troverete in casa la polizia del gentle parenting pronta a darvi una multa ogniqualvolta urliate un sonoro “no” davanti al centesimo capriccio della giornata.
L’obiettivo non è certo quello di acuire i sensi di colpa o di far sentire il genitore costantemente inadeguato e senza strumenti. La scelta di applicare un metodo educativo che non preveda l’abitudine a urlare è una scelta critica e di riflessione che coinvolge tutta la famiglia. Nessuno si aspetta la perfezione – siamo umani-, ma sposare questo approccio ci porterà a riflettere sui valori familiari che riteniamo importante trasmettere ai nostri figli.
Quante volte, infatti, abbiamo rimproverato nostro figlio perché “non si urla”? O ancora, quante volte gli abbiamo intimato di “non alzare la voce” contro un suo amichetto o sua sorella? Come adulti, siamo abituati a stigmatizzare questo comportamento e anche la scuola – con alcune eccezioni- insegna ai nostri figli che urlare è sbagliato ed è preferibile mantenere una comunicazione più pacata.
L’importanza del gentle parenting
I bambini, quindi, si trovano davanti a regole che spesso e volentieri gli adulti in primis non rispettano: tutto questo può essere molto frustrante. Inoltre, può capitare che alcune persone non si rendano conto che l’uso di certi toni e parole è riconducibile alla violenza verbale vera e propria (ECCO quali sono le frasi che un genitore non dovrebbe mai dire)! Dire “si è sempre fatto così” non giustifica comportamenti che non possono essere più tollerati.
Per questo motivo cercare di creare un ambiente dove urla e insulti sono scoraggiati e stigmatizzati è fondamentale! E, per quanto complesso, può aiutarci a riflettere anche sulle nostre modalità di comunicazione e gestione dello stress. Tante volte, infatti, l’urlo scappa per stanchezza o frustrazione: non dobbiamo sentirci in colpa, ma essere consapevoli che a volte può essere utile trovare altre strategie per comunicare il nostro malessere.
Photo Credit: freepik.com

