I diritti delle donne negati a Terni: niente più minigonne!

Può una misura contro la prostituzione ledere i diritti delle donne. A quanto pare, secondo il sindaco di Terni sì. Per noi donne nel capoluogo umbro è vietato indossare gonne troppo corte o abiti troppo scollati. Assurdo che succeda in Italia nel 2021 oppure no?

I diritti delle donne sono di nuovo al centro delle vicende di cronaca del nostro paese. Eh già, perché a Terni cittadina umbra con più di centomila abitanti il sindaco Leonardo Latini ha emanato un’ordinanza che vieta:

A chiunque di mantenere un abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo e di mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione.

Certo nell’ordinanza non c’è un espresso divieto a scollature e a minigonne ma è evidente che queste siano da considerare abbigliamento inadeguato. Mi chiedo cosa succederebbe a una ragazza che passa per le strade citate nell’ordinanza con una minigonna perché abita là vicino e magari sta tornando da una festa.

Perché la domanda che mi faccio è: chi può stabilire quale abbigliamento sia decoroso e decente e quale no? Immagino che le forze dell’ordine saranno preposte al controllo e che decideranno a loro discrezionalità. Ecco una delle parole chiavi: discrezionalità.

Qualcuno che a suo gusto decide se il nostro abbigliamento può andare bene oppure no. E vi assicuro che il gusto fa tanto perché per mia nonna erano indecenti capi che mia madre metteva abitualmente, tipo la minigonna!

La difesa del sindaco Latini.

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Photo Credit: Wikipedia.org

Dalla sua il sindaco di Terni si è difeso dicendo che in Italia le ordinanze simili alle sua sono diffusissime in tutta Italia e che sono state adottate da sindache e sindaci di ogni schieramento politico.

Le accuse di sessismo sono state, infatti, rispedite al mittente sottolineando come questo tipo di polemica sia strumentale ad attaccare il centro destra e in particolare la Lega il suo partito.

L’ordinanza non sarebbe un attacco ai diritti delle donne. Sarebbe, invece, un tentativo di arginare il fenomeno della prostituzione, che rende le zone interessate invivibili, con i pochi mezzi che la Legge mette a disposizione dei sindaci.

A riprova che non ci sia niente di sessista, Latini sottolinea come ben due delle tre condotte vietate, due fanno riferimento ai comportamenti dei clienti e solo una – quella che ha fatto scandalo – interessa le prostitute.

Cerchiamo di andare oltre.

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Quello della prostituzione su strada è un grave problema sociale, specialmente per chi abita nei pressi. Come è – giustamente – detto nell’ordinanza del Sindaco Latini per la popolazione si creano situazioni di vero e proprio disagio.

E devo dire che ho anche apprezzato la parte in cui il Comune di Terni s’impegna, là dove vengano riscontrate situazioni di sfruttamento della prostituzione, con percorsi psicologici e di reinserimento per le vittime.

Solo che non posso fare a meno di chiedermi se parlare di abbigliamento indecoroso e indecente sia davvero il modo giusto per combattere un fenomeno che meriterebbe un lungo approfondimento a livello istituzionale.

La strada dell’emancipazione femminile è passata anche dai guardaroba delle nostre mamme e delle nostre nonne. Quando le prime donne iniziarono a mettere i pantaloni, che noi oggi usiamo forse anche di più delle gonne, fu un vero e proprio scandalo. Penso al libro di Lara Cardella del 1989 Volevo i pantaloni (se volete leggerlo cliccate QUI), che racconta proprio la sua storia di emancipazione. Sì emancipazione e pantaloni. Perché nella Sicilia patriarcale degli anni ’60 le donne che mettevano i pantaloni erano considerate prostitute.

Per non parlare delle minigonne, che sono e restano il capo simbolo della libertà di vestirci come ci pare. Libertà che abbiamo conquistato a caro, a volte carissimo, prezzo. E noi che siamo donne e lavoriamo per le donne (QUI trovate la nostra rubrica Women Power) non possiamo non riflettere su tutto questo.

I diritti delle donne e la libertà di scegliere come vestirci

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Credo che in questa storia ci voglia equilibrio. Perché mi rendo conto che vivere e magari crescere dei bambini in una zona in cui ci sono adescamenti, o peggio, alla luce del sole non debba essere facile.

Allo stesso tempo mi chiedo come mai non sia possibile combattere o cercare di arginare il fenomeno senza toccare qualcosa che per noi è un simbolo. Senza dover dare a chicchessia la facoltà di dirmi se quello che mi metto addosso è conforme oppure no?

Realmente in Italia nel 2021 l’unico strumento che hanno a disposizione gli amministratori locali per fermare le prostitute è quello di giudicare come sono vestite e dare loro un’ammenda fino a 500 Euro?

Sul serio?

Non posso pensare che non esistano altre strade da percorrere. Quello della prostituzione su strada è davvero un problema molto grave, sia per le ragazze esposte a ogni genere di pericolo sia per i cittadini, non sarebbe l’ora di fare un vero dibattito? Perché non possiamo pesare di togliere le ragazze dalle strade e rimetterle in luoghi dove sia loro sia i clienti siano tutelati dal punto di vista sanitario?

Madeleine

Madeleine H., nata a Roma nel 1982, vive con il marito e la figlia Penelope a Napoli. È autrice di due manuali di consigli d'amore - Il Metodo e Sos Ex - e di diversi romanzi Chick Lit.

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