Come riconoscere (ed evitare) il sessismo

Ogni donna su questo Pianeta è o è stata, anche solo per un momento, vittima di sessismo. La parità di genere purtroppo è ancora molto lontana. Ma cos’è il sessismo?

“Sessismo” è un termine coniato nell’ambito dei movimenti femministi intorno agli anni Sessanta. È l’atteggiamento di chi (uomo o donna) tende a giustificare, promuovere o difendere l’idea dell’inferiorità del sesso femminile rispetto a quello maschile. La conseguente discriminazione è operata nei confronti delle donne in campo sociopolitico, culturale, professionale, o semplicemente interpersonale. Con significato più generale, è la tendenza a discriminare qualcuno in base al sesso di appartenenza. Ovvero attuare un discriminazione sessuale.

Il sessismo e gli stereotipi di genere

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Il termine “stereotipo” deriva dai termini greci stereos (rigido) e typos (impressione), quindi significa letteralmente “immagine rigida”. In psicologia, il termine viene impiegato per descrivere una convinzione generalizzata su un gruppo di persone. I preconcetti possono essere i più svariati e riguardare ad esempio etnie, appartenenze politiche o – nel nostro caso – il genere.

Gli stereotipi di genere sono generalizzazioni inaccurate e grossolane che hanno come oggetto le caratteristiche maschili e femminili. Ognuno di noi, a prescindere dal sesso, ha interessi, attributi, desideri, pensieri e sentimenti individuali che non possono essere incasellati. Gli stereotipi attribuiti a un gruppo diventano prescrittive, imponendosi come norme sociali. Contribuiscono al mantenimento di posizioni e ruoli “previsti”, immobilizzando la società.

Sessismo ostile e benevolo

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Contrariamente al pregiudizio, il sessismo non sempre assume una forma evidente di ostilità. Le espressioni sessiste possono essere sottili o perfino assumere connotazioni positive. Il sessismo è anche una battuta o un complimento. E attenzione: non riguarda solo atteggiamenti degli uomini nei confronti delle donne, ma anche delle donne stesse nei confronti di altre donne.

Gli psicologi Peter Glick e Susan Fiske (o meglio, Susan Fiske e Peter Glick) si sono occupati di studi di genere. Secondo gli autori il sessismo è un costrutto composto da due dimensioni: ostile e benevolo. Il primo ricalca la definizione classica di pregiudizio, ossia di un’antipatia basata su una generalizzazione falsa e inflessibile che può essere sentita internamente o espressa. Il secondo può essere definito come una serie di atteggiamenti, sempre tendenti ad una visione stereotipata e ristretta, avvertiti come emotivamente positivi da chi li esprime, ma non sempre dalle destinatarie. Ad esempio, il complimento di un uomo verso l’aspetto di una collega, sebbene in buona fede, può minare la sicurezza della collega di essere presa sul serio come professionista. Il sessismo benevolo ha toni più gentili, ma risulta comunque dannoso, perché ha maggiori probabilità di venire accettato, sia dal/dalla mittente che dalla destinataria.

Sessismo in tv e negli altri media

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Un ambito in cui gli stereotipi di genere sono tuttora dominanti sono i media. Questi usano spesso stereotipi allo scopo di creare messaggi comprensibili ed accettabili per il maggior numero di persone possibili. Tuttavia tale scelta influenza le opinioni e gli atteggiamenti dei fruitori.

Prendiamo ad esempio la pubblicità. Le donne vengono ritratte, nella maggior parte dei casi, come casalinghe preoccupate per la pulizia della casa oppure come femmine supersexy. Sono spesso “oggetto”, e non “soggetto”, del desiderio. (Anche gli stereotipi maschili, però, sono ben definiti nella pubblicità: possiamo trovare il “vero uomo”, atletico, seducente e di successo, o l’”esperto”, che consiglia le donne sulle attività domestiche, o ancora come il buontempone nel suo gruppo di amici, tra calcio birra e videogame) .

Il media più sessista in assoluto è senza dubbio la tv, che parla a un pubblico affamato di stereotipi, ma le riviste di moda, i social network e – non ultimo – il porno, continuano in molte occasioni a collocare la donna un gradino più in basso dell’uomo.

Le percentuali che accendono un faro sul fenomeno del sessismo

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  • L’80% delle donne ha dichiarato di aver avuto a che fare, sul posto di lavoro, con atteggiamenti paternalistici da parte di uomini: spiegazioni di qualcosa di ovvio, o di cui sono esperte (mansplaining) oppure interruzioni verbali (manterrupting).
  • In Europa, il 75% delle notizie giornalistiche è presentato da uomini. Il 63% delle giornaliste ha subito abusi verbali.
  • Nel Regno Unito, il 66% delle ragazze intervistate di età compresa tra i 16 e i 18 anni è stato oggetto o ha assistito all’uso di un linguaggio sessista a scuola.
  • Il 59% delle donne di Amsterdam ha riferito di una qualche forma di molestia avvenuta in strada.
  • In Francia, il 50% delle giovani intervistate riporta di aver subito, recentemente, ingiustizie o umiliazioni per il fatto di essere donne.
  • In Serbia, una ricerca indica che il 76% delle donne nel mondo degli affari non è preso in considerazione quanto i colleghi uomini.
  • Il 58% delle donne elette in Parlamento è stato oggetto di attacchi sessisti sulle piattaforme social.

Come prevenire il fenomeno e rivendicare i diritti delle donne?

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Il linguaggio e la comunicazione sono fondamentali perché rendono le persone visibili o invisibili e riconoscono o sminuiscono il loro contributo alla società. Il nostro linguaggio plasma il nostro pensiero e il modo in cui pensiamo influisce sulle nostre azioni. Il linguaggio discriminatorio o insensibile al genere rafforza gli atteggiamenti e i comportamenti sessisti.

Eva Iori

evaiori@hotmail.it

Eva Iori, nata a Roma  è una psicologa appassionata del funzionamento della psiche che da sempre si è interessata alle problematiche femminili,  e "all'archeologia dell'anima"

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