Nove mesi di attesa per conoscere un figlio, qualche mese per vedere il suo primo vero sorriso, poi l’attesa delle prime parole. Alcuni bambini, però, faticano più di altri a produrre messaggi verbali, provando frustrazione e provocando preoccupazione nei genitori.
Come parlare a un bambino con disturbo del linguaggio? Oggi la consapevolezza sul tema è aumentata moltissimo, grazie ai progressi della ricerca psico-pedagogica sullo sviluppo, ma anche alle attività di divulgazione che hanno permesso ai genitori di capire meglio le difficoltà che i figli possono incontrare crescendo.
Non è certo una novità: i disturbi del linguaggio sono sempre esistiti, ma in passato non vi erano sufficienti studi né la corretta sensibilità per intervenire correttamente.
Comprendere i disturbi del linguaggio

Lo studio e la comprensione dei disturbi del linguaggio, invece, ci aiutano a riconoscere le difficoltà e intervenire in modo corretto per supportare i nostri figli nel loro processo di crescita. Per questo motivo consigliamo sempre, per prima cosa, di rivolgersi a un professionista per avere una valutazione completa della situazione, nella consapevolezza che ogni bambino è un individuo con le sue particolarità e bisogni. Solo un professionista è in grado di fornire alla famiglia indicazioni personalizzate e mirate.
Fatte queste premesse, sicuramente è importante che un bambino con un disturbo del linguaggio percepisca l’apprendimento come qualcosa di positivo e accogliente. Forzarlo a parlare o peggio farlo sentire mortificato quando ha difficoltà a esprimersi non lo aiuterà affatto.
Cercate di coinvolgere la scuola e i familiari, in particolare i nonni, che rappresentano per i bambini un porto sicuro con la loro presenza rassicurante e non giudicante.
Come parlare ai bambini con disturbo del linguaggio?

Comunicare è una necessità umana e non riuscire a farlo può essere profondamente frustrante e, a volte, persino angosciante. Per questo è bene accogliere tutti i segnali comunicativi dei nostri figli, sia verbali che non verbali.
Lo ripetiamo spesso, lo faremo una volta ancora: fate attenzione a tablet e smartphone. I dispositivi elettronici, se lasciati nelle mani dei figli, possono peggiorare le cose. L’isolamento che deriva dall’immersione negli schermi può determinare una chiusura ancora maggiore e rendere inefficace qualsiasi tentativo. L’uso delle tecnologie è generalmente sconsigliato per tutti i bambini e, ancora di più per bambini con disturbi del linguaggio.
Per comunicare con i bambini bisogna guardarli negli occhi, attirando la loro attenzione. È fondamentale avere pazienza e lasciare al bambino lo spazio e il tempo per esprimere ciò che desidera dire, senza anticiparlo. Far finta di non capire per costringere a scandire bene le parole può causare malessere e frustrazione. Al contrario, è consigliato che l’adulto ripeta le parole in modo corretto, non con intenzione di rimprovero, ma per dare al bambino un esempio di pronuncia.
Un’ottima occasione per creare un dialogo positivo è il momento della lettura. Che sia prima della nanna o il sabato mattina, leggere è sempre un toccasana.
Lo stesso vale per il gioco che conosciamo tutti come “facciamo finta che”. La simulazione per i bambini, che sono pieni di immaginazione e creatività, è un’occasione di comunicazione giocosa e positiva. In generale, partire da qualcosa che piace molto al bambino è sempre utile, perché stimola il suo interesse e la sua motivazione a comunicare.

